Il tempo delle rifiniture


Negli ultimi dieci anni Senigallia ha vissuto una delle stagioni più intense della sua storia recente. Sono state realizzate molte opere di grande rilievo: dal nuovo ponte sul Misa al recupero dell'ex Gil, dalla riapertura della Rotonda alla sistemazione di piazze, viali e marciapiedi in varie zone del territorio comunale. Altri due cantieri, che modificheranno profondamente il tessuto urbano, stanno per partire: la complanare e l'ex Sacelit-Italcementi. Ora, dopo un decennio di realizzazioni di questa portata, occorre aprire una fase nuova, in cui tutti questi cambiamenti possano essere metabolizzati dalla città. A Senigallia occorre, in altre parole, una nuova visione del proprio futuro: quella di un luogo di autentico benessere, in cui la qualità dell'aria, delle acque, del lavoro, del tempo libero sia effettivamente sostenibile negli anni a venire.
Perciò, riprendendo un sacrosanto invito del capo dello Stato, è ora di considerare concluso il periodo delle opere “faraoniche” e di aprire quello delle “rifiniture”. Senigallia non ha bisogno di ampliare a dismisura l'offerta abitativa, pena il ritrovarsi fra qualche anno un numero ingente di mini-appartamenti in vendita o da allocare: non possiamo confondere la capacità di fare turismo con il solo aumento della ricettività della costa. Senigallia ha bisogno di rifare un gran numero di manti stradali, dissestati negli anni dal traffico e dalla mancata manutenzione; lo stesso dicasi per svariati chilometri di marciapiedi da rifare o, talvolta, da realizzare ex novo dal momento che non ci sono mai stati. Basta andare nelle vie dove questi interventi sono stati finalmente realizzati per rendersi conto di un fatto semplicissimo, ossia che l'appartenere ad una comunità passa anche per la qualità della manutenzione degli spazi pubblici.
Il verde pubblico, inteso soprattutto come parchi e giardini, va ampliato in modo significativo. Considerato l'impatto ambientale dei grandi cantieri che insisteranno sul suolo e sull'aria cittadina, occorre un vasto e articolato piano di compensazione ecologica, basato sull'incremento del verde pubblico nelle aree maggiormente esposte all'aumento di polveri e rumori. Il fiume Misa potrebbe rientrare in quest'azione, dal momento che è stato già posto al centro di un concorso di idee per la realizzazione di un parco fluviale. Adesso si tratta di impegnarsi nel reperimento dei fondi necessari affinché questa idea, senz'altro buona e ulteriormente migliorabile con l'apporto di tutti i cittadini sensibili e preparati sulle tematiche ambientali, non rimanga lettera morta.
Sulla complanare è stato detto molto e c'è da giurare che la questione produrrà ancora molti effetti, sia sul piano giuridico che su quello politico. Non è certamente la soluzione migliore, né quella definitiva al problema del traffico: è piuttosto una soluzione parziale ad un problema vero, quello della mancata realizzazione di una strada di circonvallazione. Dapprima ci si sono messe la miopia e l'inconcludenza delle amministrazioni che hanno “palleggiato” per decenni la questione, mentre altri comuni della provincia e della costa se ne dotavano utilizzando al meglio vari canali di finanziamento; poi si sono assottigliate le risorse economiche, al punto da non lasciare nessuna alternativa concreta a quella che sarà realizzata dalla Società Autostrade. Perciò non andrebbe almeno lasciata cadere l'idea di un cittadino che, recentemente, ha proposto di dotare il tratto urbano della complanare di barriere anti-rumore “a sette”, rivestendole di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. Per quanto riguarda il traffico, inoltre, non è il caso di farsi troppe illusioni: finché non usciremo da una politica rimasta al secolo scorso, che continua ad incentivare la rottamazione delle auto e il trasporto delle merci su gomma, è difficile pensare ad una vera e durevole riduzione del numero di veicoli in circolazione.
Le piste ciclabili danno la sensazione, suffragata da una serie di rilevamenti, di essere state “ricavate” nello spazio disponibile. Questa impostazione “di minima” va rivista, perché una città come Senigallia può essere vissuta molto meglio in bicicletta. Non si tratta solo di ambiente: poter andare più spesso a piedi o in bicicletta ci renderebbe un po' meno frenetici, a tutto vantaggio di quella cultura dell'ospitalità che non può essere ridotta ad un fatto privato e commerciale. Senigallia può e deve essere una città ospitale tutto l'anno, non per calcolo ma per affetto: una città è qualcosa che fa parte della vita delle persone, per cui trattarla con amore e rispetto significa trattare nello stesso modo noi stessi e tutti coloro che la abitano.
Sempre secondo la logica della sostenibilità il risparmio energetico non è più da considerarsi uno slogan, o comunque un qualcosa di accessorio: deve diventare un elemento strutturale sia nella progettazione di nuovi immobili sia nella riqualificazione di quelli esistenti. Un obiettivo ambizioso, ma perseguibile, è quello di rendere tutti gli edifici comunali autosufficienti per quanto riguarda la produzione e il consumo di energia elettrica, attraverso un vasto piano di installazione di impianti che sfruttino fonti rinnovabili. Un secondo obiettivo sarebbe quello di creare un “effetto domino”, grazie al quale anche altre istituzioni, imprese, privati cittadini, entrino nel circuito virtuoso dell'auto-produzione e della riduzione delle emissioni di anidride carbonica.
Una delle iniziative più importanti, in tema di sostenibilità, fra quelle condotte in porto dalla giunta Angeloni è senza dubbio la raccolta differenziata: occorre continuarla e potenziarla, magari con l'installazione di impianti per il riciclaggio immediato di bottiglie di plastica e vetro, che commutano i pezzi conferiti in un buono da spendere alle casse degli esercizi commerciali che li ospitano. Ciò avviene da molti anni nelle città del Nord Europa e un'analoga sperimentazione è partita in Piemonte.
Dalla “spiaggia di velluto” alla “spiaggia a km 0”: quello che attirava negli anni Sessanta non può avere lo stesso effetto oggi. Nell'epoca della globalizzazione delle merci e degli stili di vita conta molto di più imparare a produrre in loco qualcosa che altrove è impossibile rifare. Detto altrimenti, dobbiamo valorizzare di più le risorse materiali e intellettuali del nostro territorio, a cominciare dai prodotti agro-alimentari fino agli eventi culturali. Un esempio per chiarire: il “Teatro urbano” di qualche estate fa non ha lasciato nessun segno, se non quello negativo nelle casse comunali; mentre il “Summer Jamboree”, nato dalla passione e dalla creatività di alcuni brillanti concittadini, ha portato Senigallia alla ribalta nazionale.
Queste idee sono naturalmente (e volutamente) poche, forse non sono nemmeno tanto buone. Ma le offro così come sono maturate nel corso di tante discussioni fra amici, nate da una battuta o da un problema vero, e comunque tenute insieme dall'idea che valga la pena di fare qualcosa di buono per la propria città: un contributo, insomma, che vuole recuperare il gusto della discussione democratica, troppo spesso appiattita sul solo momento – fondamentale ma non esclusivo – della scelta dei futuri rappresentanti istituzionali.
Fabrizio Chiappetti

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